L’arte di camminare | Una recensione del film The Walk di Giovanni Maderna

L’arte di camminare | Una recensione del film The Walk di Giovanni Maderna

Presentato al 40° Bellaria Film Festival, dove l’autore ha vinto il Premio Speciale Gabbiano, The Walk (Regno Unito-Italia 2021, 62’) di Giovanni Maderna accompagna lo spettatore in un percorso scenico stereotipato nel centro di Roma.

Il film prende ispirazione dal libro dell’omonimo The Walk dello scrittore svizzero Robert Walser, pubblicato nel 1917. Una “passeggiata” pseudo-biografica attraverso la città e la campagna, ricca di riflessioni filosofiche, The Walk è stato celebrato come il capolavoro di Walser.

Camminando dietro il protagonista, ogni dosso sulla strada, ogni estraneo che passa, ogni momento è condiviso con la camera, e di conseguenza con lo spettatore. Il protagonista, Lino Musella, parte da casa sua, passando dal sarto per riprendere le misure di un abito malfatto, ad un ristorante/trappola per turisti, procedendo verso una destinazione sconosciuta nella città eterna. Non incontriamo la sua famiglia nella scena iniziale, siamo solo a conoscenza delle loro voci in un’altra stanza, le persone che incontriamo, tuttavia, svolgono tutte un ruolo nel cammino del protagonista. Dal vicino di casa, ai ragazzi che vanno a scuola, ai turisti smemorati, Maderna è attento agli incroci di sguardi e di passi.

Il percorso di Walser/Musella è programmato intorno ai luoghi simbolici della capitale, dal rione Monti al Foro, passando per il Vittoriano, costeggiando il fiume Tevere osservando l’isoletta di Tiburina, verso Trastevere, e infine terminando sui gradini verso molto probabilmente una veduta panoramica della città, che resta però una meta sconosciuta.

Girato interamente in 16 mm, in un unico, o quasi, piano sequenza, occasionalmente il team di riprese appare grazie ai riflessi della finestra, oltrepassando il confine tra finzione e realtà. Il cambiamento nelle scene viene introdotto con tagli bianchi luminosi nel film, ma mantiene comunque un flusso costante con la passeggiata dell’attore per la sua città, o si potrebbe sostenere che è una città che non conosce più, dove può diventare un estraneo o un turista quando vuole. Infatti, arriva ad un ristorante dove chiede un tavolo in inglese, intervallato da qualche parola italiana, e il cameriere, abituato al flusso continuo di turisti, non ci fa neanche caso e continua con il proprio atto.

L’uso dell’inglese allontana il protagonista dalla sua città natale: sia dal sarto che al ristorante, non usa la sua lingua madre ma la nuova lingua franca. Il protagonista, che chiaramente sa parlare bene la seconda lingua, dimostra di essere a disagio nel dover usare questa forma per esprimersi. Da notare anche l’assistente sarto che saluta il protagonista in italiano dicendo “arrivederci” con un tono deluso dopo la sua visita in atelier.

The Walk lascia spazio a un flusso di pensieri, siano quelli del protagonista o quelli dello spettatore, o a volte del narratore, che è Maderna stesso che funge da guida dei primi due.

Emerge un senso di voyeurismo, poiché non solo assistiamo ad ogni passo, ma ci viene raccontato il contenuto di una lettera, che il protagonista scarabocchia sul suo taccuino tascabile, e lo spettatore vuole saperne di più. The Walk rappresenta un commento sulla nostra quotidianità, dove la trasparenza è vista come la norma, e non come un privilegio guadagnato nel rapporto con l’altro. In poco più di sessanta minuti, lo spettatore rimane senza una destinazione finale, senza ulteriori informazioni sulla lettera, e lasciato solo mentre il protagonista lascia lo schermo.

Glesni Trefor Williams