HOW TO WRITE, an AI Guide in Four Steps
di Nicola Eddy (2025, Italia, 8’)
“And that, dear writer, is how to write”. HOW TO WRITE, an AI Guide in Four Steps di Nicola Eddy è uno dei cortometraggi in programma alla 18ª edizione di Archivio Aperto (26-30 settembre 2025), il festival cinematografico dedicato al found footage, ai film di famiglia e alle origini del cinema.
Già presentato in diversi altri festival italiani quest’anno – Short International Film Festival di Trieste, Bellaria Film Festival e Lago Film Fest – HOW TO WRITE si presenta come un dialogo a senso unico rivolto a uno scrittore che riceve questa guida (volente o nolente). Nel corto, i quattro passaggi accompagnano lo spettatore/scrittore attraverso una narrazione generata da voce artificiale (realizzata con Eleven Labs). Il film gioca con i confini tra artificiale e reale, immaginazione e creazione, interrogandosi se tutto non sia in fondo una costruzione e se anche l’immaginazione non abbia i suoi limiti. Serve guardare in dietro per creare qualcosa di nuovo.
Il footage, raccolto da diversi archivi online, intreccia le suggestioni quasi filosofiche con lo stile didattico dei video istruttivi degli anni Cinquanta, componendo un mosaico di immagini. Il senso rimane sfuggente: i frammenti non offrono una sola interpretazione, ma, integrandosi con la guida, diventano stessi guide.
Glesni Williams
The Flowers Stand Silently, Witnessing
di Theo Panagopoulos (2024, GB, 17’)
Tra gli anni ‘30 e ‘40, alcuni missionari scozzesi in Palestina, territorio allora occupato dal governo britannico, creano un piccolo archivio filmico in 16mm che ha per soggetto la natura di quel luogo. Il filmmaker palestinese Theo Pamagopoulos ha riscoperto questo materiale a Glasgow e ha deciso di dargli nuova vita.
Il film è stato creato attraverso la digitalizzazione e montaggio di due racconti botanici appartenenti all’archivio, Wild Flowers of Palestine e Floral Beauty of the Holy Land; di questi 45 minuti di girato, che hanno come focus la bellezza del territorio e della natura, solo 2 minuti contengono ritratti di uomini e donne palestinesi. Il titolo scelto da Panagopoulos offre una chiara lettura dell’opera: la marginalizzazione del popolo palestinese è avvenuto e avviene in maniera consapevole e le rappresentazioni mediatiche (in questo caso footage risalente a più di ottant’anni fa) hanno sempre distolto l’attenzione da un territorio che è innanzitutto fatto dalle persone che lo vivono.
Francesca Marchesini
In Retrospect
di Mila Zhluktenko & Daniel Asadi Faezi (2025, Germania, 15’)
Nel 1972 il centro commerciale Olympia fu costruito a Monaco in occasione delle Olimpiadi. La maggior parte dei lavoratori impiegati erano immigrati, o meglio, “lavoratori ospiti” (Gastarbeiter) provenienti prevalentemente da Italia, Turchia e Yugoslavia. Nel 2016 un attentato terroristico di matrice xenofoba uccide nove persone con background migratorio proprio in quel centro commerciale.
In retrospect è un’indagine e un’intervista alla storia. Un’intervista alle immagini, ai mutamenti della società, in continuità con un passato storicizzato e in dialogo con un presente in movimento. Alternando filmati di archivio compositi e attraverso un montaggio che scandisce e interroga, i registi danno vita a una potente riflessione sull’odio razziale, il lavoro e l’immigrazione.
Virginia Marcolini
