Il Cinema Ritrovato | Il Festival che porta in sala i tesori dimenticati della storia del cinema mondiale

Il Cinema Ritrovato | Il Festival che porta in sala i tesori dimenticati della storia del cinema mondiale

Foto di Margherita Caprilli

Il Cinema Ritrovato, prestigiosa rassegna della storia del cinema che dal 1986 arricchisce l’estate bolognese,  è ormai un appuntamento fisso per i cinefili di tutto il mondo.

Nell’epoca della riproducibilità del tutto e della fruizione dei film su piattaforme digitali che solo apparentemente hanno un’offerta illimitata, il Festival regala al suo pubblico esperienze uniche e irripetibili, con la proiezione di pellicole altrimenti difficilmente reperibili.

All’interno del programma gli spettatori possono trovare capolavori dimenticati e tesori nascosti della storia del cinema, offrendo proiezioni di pellicole restaurate e inedite su grande schermo. Oltre alle immagini in movimento, il vasto programma comprende anche incontri, mostre e conferenze, per riflettere sul passato e il futuro del cinema. 

Da novembre 2023 alle sale cinematografiche bolognesi che hanno da sempre ospitato la programmazione del Festival si è aggiunta quella del Cinema Modernissimo, sala costruita negli anni ‘10 del Novecento, oggi restaurata nel suo splendore Liberty; mentre per le proiezioni serali l’appuntamento è sempre nel cinema all’aperto più grande d’Europa, in Piazza Maggiore.

Il Cinema Ritrovato è l’occasione giusta per un’immersione completa nella cinefilia, rivedendo i grandi classici in versione restaurata, ma anche scoprendo titoli rimasti sconosciuti, dimenticati dalla storia del cinema istituzionale eppure sorprendenti e inaspettati, in un viaggio che attraversa epoche e culture diverse. 

Ecco una selezione di film (e non solo) direttamente dall’ultima edizione del festival.

Tokyo Nagaremono (Deriva a Tokyo) di Seijun Suzuki (1966)

Il film rappresenta l’esempio perfetto del genio sperimentale di Seijun Suzuki. Fotogramma dopo fotogramma si seguono le vicende di un giovane ex membro della yakuza, Tetsuya Hondo, che si trova in un pericoloso conflitto tra il senso del dovere e i suoi desideri più intimi. Suzuki abbandona la narrazione tradizionale a favore di uno stile visivo audace e innovativo: le scelte stilistiche e la trama vengono, soprattutto verso il finale, portate al limite con espedienti esasperati. Ma questa è la vera forza del film, che riflette la stessa intensità del dissidio interiore del protagonista tra tradimenti, lotte tra bande, sparatorie e l’amore per la donna che ama. Un cocktail esplosivo che ha avuto un impatto duraturo sul cinema giapponese e non solo. 

Anastasia di Anatole Litvak (1956)

Un dramma storico che offre una straordinaria performance di Ingrid Bergman, che le valse il suo secondo Oscar e la aiutò a lasciarsi alle spalle lo “scandalo” della sua relazione con Roberto Rossellini, mal vista dalla società statunitense. La storia la conosciamo tutti: un generale russo in esilio vuole spacciare la nomade Anna per Anastasia, unica figlia superstite dello zar di Russia dopo la rivoluzione russa, per richiedere la ricompensa alla nonna in esilio. Quello che Bergman riuscì a portare sul grande schermo fu una principessa al di fuori dei classici stereotipi, un vero e proprio personaggio tridimensionale. Anastasia compie un viaggio che non è solo quello verso Parigi per essere riconosciuta dalla nonna, ma è anche alla ricerca del proprio sé. Tale indagine la porta a tracciare la sua identità, senza che sia sempre il generale Bounine a insegnarle chi e come deve essere. 

Les Parapluies de Cherbourg di Jacques Demy (1964)

Questo film di Jacques Demy si distingue per il suo uso unico e inconfondibile del colore e per i dialoghi interamente cantati, accompagnati dalla celebre musica di Michel Legrand. La storia d’amore tra i giovani Geneviève e Guy, separati dall’obbligo della leva militare di lui e dalla guerra in Algeria, è raccontata con uno stile delicato e una straordinaria cura per i dettagli. Demy riesce a creare un’esperienza cinematografica emozionante e indimenticabile, in cui la bellezza visiva e la colonna sonora si fondono perfettamente per raccontare quanto sia difficile abbandonare una vita che già si era immaginata, passando in modo traumatico dalla spensieratezza della gioventù all’amarezza della vita adulta.

Corti del periodo del muto della Fondazione Jérôme Seydoux-Pathé

In occasione dell’apertura del Caffè Pathé accanto alla sala del Modernissimo, la Fondation Jérôme Seydoux-Pathé ha selezionato cinque cortometraggi di finzione, realizzati prima della Prima Guerra Mondiale e provenienti dalle collezioni dei suoi archivi. Le pellicole presentano diversi stati di conservazione, ma condividono l’ambientazione in caffè, bettole o bar e descrivono una vastissima tipologia di clienti, dagli studenti svogliati ai banditi malfamati. Nella selezione si annoverano il debutto cinematografico di Max Linder in Première sortie d’un collégien (1905), una corsa di ladri inseguiti da cani in Les Chiens policiers (1907) di Lucien Nonguet, numeri di cake-walk in Le Cake-walk forcé (1907), una danza apache in La Tournée des grands ducs (1910) e un episodio comico con Jobard in Jobard est demandé en mariage (1911) di Émile Cohl. Infine, a testimoniare l’intramontabile popolarità dei caffè in Francia c’è La Course des garçons de café, una gara di abilità filmata nel più vicino 1949.

Bonus track – Bar Luna 

In questo caso non parliamo di un vero e proprio film ma dell’installazione artistica di Alice Rohrwacher e Muta Imago, attualmente visitabile. Al pari di un film, l’installazione riesce a rievocare un sentimento di nostalgia profondo, rivolto a un tempo più spensierato, legato a un’infanzia forse ideale e forse solo immaginata. All’interno della galleria del Modernissimo è stata riprodotta una sera d’estate all’interno di un bar anni Ottanta dove è presente anche una cabina telefonica a disposizione dei visitatori. Una passeggiata in un mondo vicino ma tragicamente lontano dal nostro presente, che permette di rifugiarci, almeno per un po’, in una sera d’estate sospesa tra sogno e ricordo, come solo un buon film riesce a fare.

Anna Casula