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The Addiction di Abel Ferrara (Usa, 1995)

The Addiction

Il buio è la loro (nostra) luce

Kathleen, giovane laureanda in filosofia, non avrebbe mai immaginato che tornando verso casa in una serata qualsiasi di New York si sarebbe trovata faccia a faccia con l’incarnazione del Male, nelle lunghe vesti nere di un’affascinante vampira dal nome evocativo di Casanova. La ragazza non oppone troppa resistenza alla contaminazione e fin da subito mostra i sintomi del contagio e dell’astinenza; la degenerazione è già in atto e contro la sua vacillante volontà incomincerà a succhiare sangue, diffondendo il germe. È diventata anche lei addicted, dipendente.

La “dipendenza” del titolo dello straordinario film di Abel Ferrara, si riferisce a diversi temi intrecciati tra loro in una complessa rete significante: l’assunzione di droga, la necessaria ricerca di sangue dei Vampiri, la fascinazione che esercita il Male sull’intera umanità. Il concetto più eticamente sconvolgente di tutto il film è proprio quest’ultimo: il cancro malvagio percorre l’esistenza del genere umano dalla sua origine fino alla vita contemporanea, esercitando una pressione latente continua, culminante in alcuni periodi storici da esplosioni di violenza inconcepibili, come si percepisce nei filmati dei lager nazisti, dei campi di detenzione serbi e del massacro di My Lai in Vietnam, visto da Kathleen all’inizio del film durante una lezione all’università.

L’uomo per sua natura è maligno e il vampirismo nel film diviene così il pretesto per soddisfare questa inevitabile inclinazione al Male: come i vampiri devono nutrirsi di sangue contagiando altre persone per vivere, così l’essere umano è costretto nella sua debolezza a compiere atti peccaminosi e disumani, uccidendo per vivere. Nessuno di noi ne è immune.

Katheleen da quella fatidica sera non riesce più a dormire, mangiare e a relazionarsi con gli altri.

La fame di sangue ha preso il sopravvento su ogni aspetto della sua vita. Il pensiero di Kierkegaard letto solamente sui libri si concretizza senza preavviso spalancando davanti a lei il terribile precipizio, la voragine senza fondo di fronte alla quale ognuno di noi deve scegliere se saltare o essere spinto. Ora Kathleen è consapevole della propria Metà Oscura, dell’Orrore intravisto nella sua “vita precedente” solo nei testi scritti (ormai involucri vuoti privi di significato) e nelle immagini storiche: è diventata colpevole ed ha vissuto il castigo più angosciante sulla propria carne, la perdizione senza ritorno. L’evoluzione della natura della protagonista va dall’assunto filosofico razionale per eccellenza “cogito ergo sum” al più veritiero ed eretico “pecco ergo sum”.

La sua nuova esistenza può essere però diversa da una cieca e scriteriata ricerca di sangue; il mentore Peina, interpretato da Christopher Walken, chiarisce le idee alla protagonista su come imparare a controllarsi e ad essere più “normali” in una memorabile scena dove si parla dell’umanità, di Nietzsche e Burroughs, dell’astinenza e dell’eternità, della volontà che vince sul vizio, dando a Katheleen una lezione di vita e di morte.

La speranza di conquistare una possibile catarsi (sempre più lontana dopo la mattanza del finale) non si realizza completamente e Ferrara ci lascia con l’amaro (sanguigno) in bocca. Nel finale aperto, con una ambigua deriva di redenzione cattolica e di speranza religiosa, il cammino verso il Bene risulta definitivamente come un complesso, doloroso e forse impossibile processo di assunzione di responsabilità e autocoscienza, evidenziando il nichilismo del regista, già espresso anche dai filosofi citati nel corso dell’opera come Nietzsche, Feuerbach ed Hegel.

Come esplicita il professore di Filosofia, ognuno di noi dovrebbe vivere direttamente la colpa e il peccato in modo da cercare, attraverso la sofferenza, il perdono e con esso la libertà.

Il film, sceneggiato da Nicholas St. John,  è arricchito dalla colonna sonora tipicamente anni 90 (composta da dure canzoni rap e funky di Onyx e Cypress Hill), da un cast eccezionale (su cui spiccano Lili Taylor e Christopher Walken) e dalla fotografia espressionista in bianco e nero di Ken Kelsch, dove la battaglia tra i due eterni antagonisti Luce e Buio viene irrimediabilmente vinta dal secondo.

 

Margherita Lanzi

 

Estratto

 

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