Un mostro dalle mille teste – Recensione

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Un mostro dalle mille teste – Recensione

Il Mostro della società che genera mostri

 

di Andrea Pedrazzi

Una donna contro il sistema burocratico. Questa è la storia che “Un mostro dalle mille teste” si propone di raccontare. Se la complessità del sistema sanitario rappresenta un ostacolo che assume le sembianze di un essere malvagio e famelico, l’unico modo per contrastarlo è abbandonare la propria umanità e mostrare le zanne in egual modo.

Il film si apre presentandoci una situazione problematica, causa scatenante di quanto accadrà in seguito. Un uomo viene colto da un malore nel pieno della notte, dopo essere stato soccorso la sua situazione si stabilizza, ma ben presto capiamo che il problema è destinato a protrarsi nel tempo. L’uomo è malato di tumore ed ha bisogno di cure specifiche, ma difficilmente reperibili. La moglie Sonia sarà disposta a fare qualsiasi cosa per salvarlo.
E’ qui che ha inizio la lotta contro il “mostro”. Il personaggio della moglie ci viene presentato attraverso una serie di inquadrature che permettono di cogliere il suo stato d’animo. Ciò che ne emerge è la figura di una donna disperata, ma non ancora rassegnata. Il regista Rodrigo Plà sceglie proprio il volto della protagonista come punto di rottura per dare una svolta alla narrazione. Mentre assistiamo al dolore di questa donna alla ricerca di un aiuto, che le viene negato a causa di un sistema sanitario cinico che sembra ignorare le sue richieste, ci è impossibile immaginare quello che realmente sta prendendo forma nella sua mente. Sonia, dato l’addio alla via della “legalità”, deciderà di sfoderare le proprie armi e dichiarare guerra al mostro dalle mille teste. La violenza diventerà la via per procurarsi i documenti necessari a garantire al marito le cure di cui ha un disperato bisogno.
L’atmosfera dell’opera subisce un cambiamento, la vittima diventa carnefice e la nota tragica presente nella parte iniziale lascia spazio ad un crescendo di tensione che accompagnerà il film nel suo svolgimento fino alla conclusione. Reazioni a catena nelle quali Sonia, con la complicità del figlio, rischia di perdersi, trasformandosi in una bestia famelica quanto quella contro cui sta combattendo. Con il progredire della narrazione le teste del mostro vengono affrontate, ma allo stesso tempo la donna sembra avvicinarsi sempre più ad un punto di non ritorno, aggravando la propria posizione. Nonostante la quantità di teste mozzate pare che il mostro possa avere il sopravvento serrando la propria morsa attorno a Sonia, la quale sembra perdere sempre più il proprio autocontrollo. Una perdita di lucidità suggerita anche visivamente dalla ricorrenza di immagini fuori fuoco disseminate lungo tutto il film.

L’atmosfera da thriller è la vera forza del film. Lo spettatore non si sente mai al sicuro. La certezza riguardo al processo di perdizione morale della protagonista si traduce nell’incertezza nei confronti di un intreccio al quale è difficile trovare una soluzione.
Soluzione che giunge in modo forse troppo repentino: unica pecca della buona sceneggiatura scritta da Laura Santullo. Ma se da un lato la visione del film di Plà potrebbe non appagare completamente la curiosità dello spettatore, dall’altro ha sicuramente il pregio di stimolarlo e sollecitarlo per l’intero arco della propria durata, tenendolo incollato allo schermo. E scusate se è poco.