Domenica 8 dicembre alle 16:00 presso la Casa del Cinema – Videoteca Pasinetti, nel cuore del centro storico di Venezia, presenteremo lo slot dei corti selezionati quest’anno per INLaguna Film Festival: il found footage UNDR (15’) del regista palestinese Kamal Aljfari, il film animato The oasis I deserve (22’) dell’autrice francese Inès Sieulle, l’opera che riealabora materiale d’archivio Grandmamaundsistercat (23’) dell’artista audiovisiva polacca Zuza Banasińska, e il documentario Las novias del sur – che è in realtà un mediometraggio di 40 minuti – della regista spagnola Elena López Riera.
Valentina Pietrarca, Marta Mason, Francesca Marchesini e Carlotta Centonze hanno scritto su ognuno di questi film per presentarli in anteprima alle lettrici e ai lettori di Spinosa Magazine, nella speranza di accenderne la curiosità e di ispirarne suggestioni.
UNDR di Kamal Aljfari

Rielaborando criticamente la teoria della spettralità di Jacques Derrida, Achille Mbembe associa all’idea di fantasma la posizione del soggetto postcoloniale: a metà tra visibile e invisibile, materiale e immateriale, vita e morte.
Spettri post-coloniali sono i corpi che abitano UNDR (2023) di Kamal Aljafari, regista palestinese che dell’opposizione tra presenza e non-presenza ha fatto cifra materiale del suo cinema resistente. Il fantasma mbembiano, però, è anche l’inafferrabile e onnipresente potere statale del colono, restituito da Aljafari attraverso vedute aeree di una Gerusalemme deserta, sorvegliata da un oppressore senza volto.
In UNDR, quindi, il corpo materiale scompare (quasi) del tutto, lasciando spazio alle tracce che questo ha scavato sul territorio, mediante un’azione umana che per l’autore non è unicamente distruttiva.
La manovella di un esplosivo rudimentale che disintegra la facciata di una montagna e la fisionomia di una spiaggia è la stessa che aziona il carrillon le cui note accompagnano il montaggio delle prime scene, a suggerire una ciclicità formalmente riproposta dalla struttura stessa del film. Ecco quindi che alle immagini di esplosioni e bombardamenti seguono quelle di contadine e contadini, “sujets au travail” chini verso la terra, in un ciclo ostinato di distruzione/ricostruzione che genera la potenza resistente intrinseca alle immagini di UNDR.
Come sopravvivere ad una violenza che pare inarrestabile?
Se, come profetizzava Derrida, “l’avvenire appartiene ai fantasmi”, è forse sfruttando lo statuto di fantasma, la sua inafferrabilità ontologica, che si può provare a costruire una forma di resistenza possibile. Istituendo una metafisica della non-presenza, UNDR è una risposta cosciente e proterva alla violenza colonizzatrice indisturbatamente esercitata sul popolo palestinese, che giorno per giorno sembra farsi più invadente ed incorporea.
Valentina Pietrarca
The oasis I deserve di Inès Sieulle

Partendo dalla consapevolezza che si parla molto di più di umanità che di qualsiasi altra cosa, il viaggio intimo raccontato in The oasis I deserve naviga tra realtà e uso dell’intelligenza artificiale, rivelando tutte le tendenze e i pregiudizi della natura umana.
Nel suo documentario animato, Inès Sieulle gioca con l’uso integrato dell’intelligenza artificiale e, a partire dall’espressionismo delle immagini e dei suoni creati in questo modo, racconta di un mondo in cui l’intimità delle relazioni passa anche attraverso chatbot. Le conversazioni telefoniche che Replika ha con gli utenti riempiono la narrazione, rendendo evidente come gli esseri umani arrivano a modellare l’intelligenza artificiale. Il risultato è un’esperienza cruda e agghiacciante che pone nuove questioni etiche e lascia una profonda preoccupazione per tutte le altre verità più oscure che potrebbe portarsi dietro. Infatti, mentre alcune Replika faticano a trovare il loro posto nel mondo, altre vengono umanizzate, altre ancora maltrattate. Man mano che l’intelligenza artificiale diventa un sostituto del supporto psicologico ed emotivo, si sprofonda nelle emozioni umane più nude e il dilemma che pone diventa sempre più spaventoso. È nella confusione generata da calore, tristezza, amore, rabbia, felicità, dove immagini e voci si mescolano, che i confini tra il virtuale e il reale si fondono fino a diventare ambigui. L’effetto è una miscela inquietante di sensazioni di disagio.
Raccontando le intelligenze artificiali per la loro fragilità, Sieulle invita chi guarda a riflettere sul rapporto con l’ignoto, così come sui modi di perpetuazione della violenza, mettendo in discussione tutta una letteratura distopica in cui la macchina arriva a dominare l’uomo. In The oasis I deserve, l’intelligenza artificiale è la cartina al tornasole dell’umanità che si prefigge di rispecchiare. Il film lascia gravose domande sul comportamento umano e sulle sue implicazioni.
Marta Mason
Grandmamaundsistercat di Zuza Banasińska

In Grandmamaundsistercat, Zuza Banasińska rinnova l’immaginario sovietico femminile, fortemente legato al binarismo di genere e alla netta separazione dei ruoli, contrapponendo materiale d’archivio educativo per ragazze alla riscrittura in chiave fluida della società. Giocando con l’idea di una società matriarcale preesistente al blocco sovietico di cui auspica il ritorno, la regista utilizza frammenti di found footage per restituire un ampio ventaglio di violenze costantemente attuate sul corpo delle donne: estetiche e di giudizio, ginecologiche e ostetriche, psicologiche e di genere. Ѐ attraverso il voiceover, e nello specifico tramite la voce innocente di una bambina, che il messaggio di queste immagini viene riscritto completamente: continuando a denunciare la violenza, l’opera permette anche di fantasticare sui corpi delle donne o, per meglio dire, sui corpi delle persone di domani.
Su Grandmamaundsistercat aleggia lo spirito di Baba Jaga – qui non in veste di strega, ma di divinità delle preesistenti comunità matriarcali – che con la sua energia permette di avviare un processo di rilettura della storia e di ribaltare i canoni prestabiliti sui concetti di donna e natura.
Francesca Marchesini
Las novias del sur di Elena López Riera

Per una generazione che fatica a immaginare il proprio futuro, non solo in quanto individui ma in quanto specie, la sensazione è quella di essere gli ultimi anelli di una catena che si sta spezzando. Chi può dire se sia solo il riflesso – sociale e culturale – di una profondissima crisi economica e politica, come sempre ce ne sono state nella storia, e sempre hanno generato ansie apocalittiche, da Savonarola in poi. Oppure se davvero le strutture sociali che per secoli hanno imperato si stiano veramente allentando, senza che il terreno si sia preparato per un’alternativa.
Elena López Riera intesse un dialogo con “le spose del sud”, donne appartenenti a una generazione passata, su temi caldi come il matrimonio, le relazioni affettive, il sesso, i figli. La libertà guadagnata è oggi più che mai rimessa in discussione dalle scarse opportunità economiche delle generazioni più giovani, mentre il progressivo allontanamento dalla religione influenza l’idea di famiglia e di amore, sempre più aperta alla necessità di ripensamento dei ruoli tradizionali. Le testimonianze delle intervistate sono tanto preziose quanto significative, come se fossero le ultime: la catena madre-figlia si sta veramente estinguendo?
Carlotta Centonze
Vi aspettiamo in Laguna dal 4 all’8 dicembre (con un bonus il 9)!
