«Noi, sbattuti da tutte le correnti tumultuose della vita, divelti da tutte le radici della nostra comunità, costretti a cominciar di nuovo, ovunque fossimo spinti, vittime e tuttavia anche volentieri servitori di una mistica e invisibile potenza, noi, per i quali la comodità è divenuta leggenda e la sicurezza un’illusione infantile, abbiamo trovato in ogni fibra del corpo orrore e tensione sempre rinnovati».
Il mondo della sicurezza
La società delle chiavi incrociate, edita in Italia da Jouvenance nel 2022, è un’antologia di scritti di Stefan Zweig, che nasce in realtà nel 2014 quando il giornalista George Prochnik e il regista Wes Anderson ebbero una conversazione su Zweig, scrittore di origini viennesi. Proprio quell’anno infatti i due avevano rispettivamente fatto uscire il libro L’esilio impossibile: Stefan Zweig alla fine del mondo e Gran Budapest Hotel, film ispirato a Estasi di libertà, sempre di Zweig. Sebbene in vita abbia goduto di fama mondiale, Stefan Zweig è un nome che probabilmente a molti dirà poco, ma tutto sommato siamo in buona compagnia: è lo stesso Wes Anderson a raccontare a Prochnik di averlo incrociato casualmente in libreria.

Il dialogo iniziale tra Prochnik e Anderson, scevro di intellettualismi e pieno di trasporto, introduce il mondo dello scrittore, lo stile e i temi ricorrenti, come fossero due conoscenti che parlano di un vecchio amico in comune. In questo modo iniziamo a prendere confidenza con gli estratti che seguiranno, in cui autobiografia e narrativa si confondono e le immagini evocate sono contemplazioni dello spirito del suo tempo: ne sono un esempio Eros Matutinus e Il mondo della sicurezza, veri e propri affreschi del rapporto dell’impero austro-ungarico con la sessualità e la produzione culturale; altre volte invece i racconti si innestano l’uno nell’altro, matrioske che si aprono ai tormenti e alle pulsioni umane celate sotto la spessa coltre delle convenzioni sociali della Belle Époque, come accade nel romanzo breve 24 ore nella vita di una donna.

Europeista, internazionalista, pacifista, Zweig è stato uno dei migliori testimoni di una società sull’orlo del baratro e della sua trasformazione dopo esserci caduta dentro. L’Europa che ritrae, pervasa dall’inquietudine causata dagli stravolgimenti geopolitici e sociali, ci è familiare, nonostante le diversità riscontrabili in superficie. Rileggere Zweig oggi è un’occasione per rispecchiarsi in chi ha già attraversato l’inquietante senso di spaesamento e di impotenza davanti alla Storia. La società delle chiavi incrociate è un ottimo punto di accesso alla sua opera, grazie alla sublimazione dei soliti apparati critici in un momento dialogico e alle pillole letterarie scelte accuratamente dallo stesso Wes Anderson.
«L’esperienza insegna che è mille volte più facile ricostruire i fatti di un’epoca che la loro atmosfera spirituale. Essa si esprime non tanto negli avvenimenti ufficiali quanto in piccoli episodi personali che cerco di riportare qui».
Tratto da: Luci e ombre sull’Europa
Alessio Chiappi
