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CUMPER – THE EROTIC FAMILY – RECENSIONE A CURA DI ELVIRA DEL GUERCIO

Apocalissi Queer

La finzione pornografica, così evanescente ed inconsistente – come qualsiasi altra forma di fiction – all’apparenza, al dato concreto, plastico, si insinua all’interno dei gangli emotivi dello spettatore a tal punto da scuoterlo, smuoverlo e turbarlo, mostrandogli quella vischiosa e appiccicaticcia realtà che in molti non vogliono vedere: in altre parole, eccitarlo con lo stordimento del sesso, costringendolo a guardarsi nelle viscere, negli interstizi, nei vani di cui si ha timore.

Cumper – The Erotic Family dei Rosario Gallardo è questo ed altro ancora, una mistione di sessi e generi elevata a sistema, aderente alle dinamiche di una post-pornografia che non è per gli uomini né per le donne ma per una moltitudine e proprio in virtù di questa estraneità, di questo continuo deviare da liceità e costrizioni, nel prologo del libro Estasi dell’osceno l’attivista e performer Diana J. Torres definisce quello dei Rosario Gallardo un lavoro “porno-terrorista” e queer.

E non c’è possibilità di distacco, di epidermico assorbimento di suggestioni e immagini, perché si è toccati e scoperti dal road movie dei Gallardo, film-manifesto contro ogni tipo di perbenismo linguistico e coercizione corporea, dove l’atto del disvelare è anche una forma di conoscenza interiore e reciproca. Il duo Gallardo nasce dall’uso della macchina fotografica come mezzo di esperienza e sperimentazione al di là delle convenzioni ma soprattutto come pratica liberatoria (e libertaria): «Era il 1999 quando abbiamo postato la nostra prima foto in rete, avevo appena partorito e il cambiamento del mio corpo era stato scioccante. L’immagine mi ritraeva di profilo, viso in ombra, suscitò subito molto scalpore perché si vedeva il mio seno cadente e questo, all’epoca, era vissuto con sconcerto come vergognoso e indecente».

Si è poi arrivati alla macchina da presa, alle possibilità delle cam e di questo esibizionismo puro e in un certo senso “vergine”, di cui Cumper rappresenta la radicalizzazione: la videocamera si avvicina ai corpi dei quattro il più possibile, esplorandoli senza limiti, quasi volesse farci vedere non solo il corpo ma anche ciò che c’è dentro. Ci si avvicina quindi alla verità del corpo, alla realtà che lo attraversa e che ci mostra senza reticenze la sostanza di ciò che è messo in scena: vita quotidiana, desiderio, famiglia, coesistenti e senza disgiunzione.

 

Elvira Del Guercio

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