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Per il cinema in ogni piazza

Se le polemiche sull’utilizzo di Piazza Maggiore tornano alla ribalta periodicamente uguali a se stesse, significa forse che i nodi concettuali che le sottendono non vengono mai dispiegati.

Di cosa si parla, parlando di una piazza? Di monumenti, di arte, del bello? Di urbanistica, di spazio civico, di cittadini? O dell’attore divenuto loro inseparabile compagno, il turista?

Si parla di tutto questo assieme, ma ciò è possibile solo ricordando da dove tutto questo prende origine. Pena il rischio di semplificare tutte le posizioni del dibattito.

Non c’è nessun bel monumento che possa vivere nella prospettiva della conservazione naftalinica dei luoghi in cui nasce.

L’invenzione della “piazza italiana”, quella dei comuni tardomedievali e poi rinascimentali, è l’invenzione di uno spazio vuoto da riempire giornalmente delle biografie personali e collettive dei suoi cittadini, di attività economiche e di pensiero, di riti e di feste, di quell’anelito a condividere con una comunità il proprio desiderio di vita.
Celebrare le affinità in piazza, esercitare le differenze negli altri luoghi della città.

La polarizzazione tra questi pieni e vuoti crea un centro gravitazionale, l’anima magnetica di una città, la chiave di lettura dei suoi monumenti.

Dunque perché una piazza e una città siano tutelate nel loro bello, necessitano innanzitutto di questo magnetismo. Come lo necessitano i suoi cittadini, che grazie ad esso si radicano e possono allontanarsi nel mondo, sapendo dove mira l’ago della loro bussola.

Quel magnetismo attira anche il turista a Bologna. Non i suoi monumenti, perché non c’è piazza che possa entrare in un museo o che si voglia vedere dietro una teca: non c’è piazza senza il suo attraversamento e la sua occupazione, nessun luogo mantiene senso se non viene utilizzato.

Allora, ecco il cinema. Quello che fa vivere la stessa storia a centinaia di persone nello stesso momento, nello stesso luogo; che dunque ritesse legami fra persone e persone e immancabilmente fra i luoghi che esse abitano. Ecco il cinema che hanno conosciuto in questi anni tutti i Bolognesi-e-non che hanno vissuto Piazza Maggiore d’estate. Non è solo programmazione culturale, non è solo cinefilia: è costruire costantemente un monumento invece che ereditarlo. Attenzione però, non si fa in un weekend, ma con la costanza, la durata che ogni rito vuole per creare un’esperienza profonda.

Sospendere per due ore di proiezione il respiro della Piazza, raccogliere nel Suo palmo i fili delle vite che la riempiono e caricare quel polo positivo; lasciar poi dipanare quei fili nel tessuto intero della città, con un fiato più lungo.

 

Lunga vita al cinema in piazza, che rende Bologna e le nostre vite più vere, più profonde, più magnetiche.

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