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Gli Asteroidi – Recensione a cura di Chiara Cappetta

GLI ASTEROIDI 

Ivan, Piero e Fabio (detto Cosmic) sono tre diciannovenni allo sbaraglio che si riuniscono ogni giorno in un capannone abbandonato, metafora di un glorioso passato, sempre più evanescente, che può risorgere solo grazie alle nuove generazioni. Questo terzetto costantemente in conflitto coi propri familiari è vittima loro malgrado della crisi economica che ha colpito specialmente piccole e medie imprese e che, com’è noto dalle cronache, ha causato terribili suicidi di imprenditori sommersi dai debiti, tra cui il padre di Pietro.
I destini dei padri cadono come asteroidi sulle spalle dei figli e così Ivan, il più scapestrato dei tre, cerca una rivalsa nella sua vita di stenti e insicurezze, un’alternativa alla vita noiosa del posto fisso. Così si associa al falso pizzaiolo Ugo, un malvivente membro della cosiddetta “banda dei candelabri”, per tentare il colpo grosso che lo salverà da questa horror vacui.

 Gli asteroidi è il primo lungometraggio di Germano Maccioni, reduce dalla 70ª edizione del Festival del Cinema di Locarno dove era l’unico film italiano in concorso. È ambientato nella provincia industriale emiliana dei nostri giorni e creato in stretta collaborazione col territorio coinvolgendo amministrazioni pubbliche, scuole e tessuto imprenditoriale locale.

L’anima gentile del film è Cosmic, un ragazzo che riesce davvero a fuggire dal grigio presente che Maccioni dipinge, ma sfruttando il solo potere della sua mente e senza far male a nessuno. Cosmic nasconde il suo ritardo mentale dietro la sua abilità artistica, un’enorme fascinazione per la filosofia, per lo spazio e i suoi astri. A fare da accompagnamento ci pensa la colonna sonora che porta la firma del gruppo indie pop Lo Stato Sociale (i quali fanno anche una breve comparsa cantando sul palco di una balera) e l’attesa di un asteroide che dovrà passare vicinissimo alla terra per cambiare tutto. Campagna, scuola, piccoli reati e la scelta che tutti i ragazzi prima o poi devono compiere: da che parte vado, ora?

Chiara Cappetta

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