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La signora Matilde – recensione a cura di Chiara Cappetta

LA SIGNORA MATILDE. GOSSIP DAL MEDIOEVO

 

Matilde, sei mitica! Se associate il colore rosa alle cosiddette “femminucce”, preparatevi a cambiare idea: stiamo parlando di una regina che non ha bisogno della giuria di Miss Italia, di una influencer risalente a molto prima che nascesse internet, della prima donna laica ad essere sepolta in San Pietro, di una “santa diavola” che, passati i 60, fa scrivere un best seller sulla sua vita e di una Robin Hood che prende i soldi da chi già ne ha per darne ai suoi sudditi.

Stiamo parlando di Matilde di Canossa, anzi, è l’impeccabile Syusy Blady a parlarne in giro per quel che fu il regno della nostra Matilde. In un improbabile ma fantasioso anno Mille, in un mondo diviso tra due multinazionali, la SacroRomanoImpero e la Papato S.p.A., in piena lotta per le investiture, Matilde è impegnata a schivare matrimoni combinati – passando da “il gobbo” a “il pingue” – per mandare avanti il proprio marchio, che sopravvive tutt’oggi con giovanissime discendenti che lavorano nel mondo del marketing.

Con Syusy attraversiamo il suo antico palazzo in Veneto, sorvoliamo l’Appennino emiliano dove troviamo il leggendario castello “matildico” di Canossa (simbolo universale dell’umiliazione), passiamo per Modena e Bologna toccando anche il Belgio. La narrazione scorre veloce e nonostante il tema storico (pieno di nomi, vescovi e regnanti), non perdiamo il filo del discorso grazie ad un linguaggio semplice, moderno e divertente e ad una colonna sonora incalzante tra classico e pop, un mix che ben si addice a questa donna rivoluzionaria.

Alla fine non possiamo che tifare per lei, che non ha avuto bisogno di un uomo per giustificare il proprio successo. #Matildeunadinoi.

 

A cura di Chiara Cappetta

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