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STAND UP COMEDY (ricapitolando…) parte I

È il 31 marzo. Quattro ragazzi irrompono all’interno del Kinodromo armati di un’unica arma, la peggiore, all’apparenza innocua: un microfono.
I loro nomi sono Brando Sorbini, Tiziano La Bella, Silvio Perfetti e Raymond Solfanelli.
Salgono sul palco del LOFT e senza censure né inibizioni propongono una comicità fuori dal comune, politicamente scorretta che non guarda in faccia nessuno,senza risparmiare offese, volgarità e argomenti particolarmente sensibili, trattati sempre con un’irriverenza invidiabile. Complici di tutto questo sono i membri del pubblico. Le fragorose risate degli spettatori fomentano sempre di più i Fantastici 4 che riempiono il LOFT fino a scoppiare tanto da riproporre un’altra serata, con altri supereroi della stand up comedy. La famiglia si allarga accogliendo altri due comedians, Valerio Airò e Alessandro Ciacci.
Gli Avengers della stand up comedy conquistano il Kinodromo!

Abbiamo intervistato questi bravi ragazzacci e oggi conosceremo più nello specifico Silvio PerfettiTiziano La Bella Valerio Airò.

> Ciao Silvio! Da quanto fai stand up comedy e perché hai deciso di intraprendere questo cammino, anziché una qualsiasi altra forma di comicità più “comoda”?

Ho iniziato una quindicina di anni fa quando si chiamava ‘Cabaret’ e in effetti ho avuto non poche difficoltà: quello che facevo allora lo faccio ancora adesso, solo che adesso la ‘Stand up’ va di moda. Frequentavo i laboratori di Zelig e gli autori mi hanno sempre detto che non sarei mai finito in tv, però “Se fossi nato in Inghilterra avresti già fatto il botto”. I tormentoni e gli ‘sfottò’ sono la comicità più comoda. Non ho mai amato i tormentoni né gli ‘sfottò’. Ho deciso di intraprendere questo cammino perché mi permette di raccontare la realtà che vivo dal mio punto di vista partendo dal presupposto che, citando Lenny Bruce, “La realtà è quello che è, e non quello che dovrebbe essere”.

> Hai uno stile svogliato e perennemente stanco. Chiaramente sono aspetti del performer che ci troviamo di fronte quando ascoltiamo un tuo monologo. Perché hai deciso di adottare questo stile in un genere di comicità che è per la maggior parte delle volte “esplosiva” e d’impatto?

È la mia indole, e la porto sul palco. L’impatto si ha quando riesci a catturare il pubblico, quando le cose che dici le fai ‘arrivare’ ed entri nel cuore delle persone. L’esplosività può essere raggiunta, da parte del comico, anche con ritmi più blandi e la ricerca del paradosso. Certi temi o situazioni o argomenti ‘pesanti’ raccontati e trattati come se fossero la cosa più naturale sulla faccia della Terra scatenano la risata.

> Caro Tiziano, hai l’aspetto del classico bravo ragazzo però dici “cose brutte e cattive”. Da dove nasce la tua passione per lo stand up e come mai hai deciso di intraprendere una strada che pochi italiani possono dire di aver battuto prima di te?

Per qualche anno ho insegnato italiano e inglese all’estero, e già durante le lezioni mi divertivo a provocare gli studenti, facendo domande insolite, scomode, ovviamente al fine di renderli più interessati e attenti alla lingua. Se tieni all’argomento di cui parli, se ti incuriosisce, tieni anche al linguaggio che usi mentre ne parli. Durante il mio soggiorno fuori dall’Italia ho arricchito la mia conoscenza del mondo della Stand Up Comedy scoprendo gli artisti inglesi e americani, ormai internet ci fornisce un grande materiale informativo. Mi si è aperto un mondo. Nel vedere una persona prendere il microfono e parlare di cose bruttissime riuscendo comunque a far ridere, ho detto per la prima volta “ok, ci voglio provare”. Ed è quello che sto facendo. Parlo di cose brutte perché secondo me cercare di far ridere sulle cose belle non ha molto senso. La risata è come un esorcismo, ridendo di una cosa brutta, ne si tira fuori il demonio e lo si annienta. Per citare Ricky Gervais, una battuta è come una medicina e non voglio una medicina per le cose belle, non ne ho bisogno. La faccia del bravo ragazzo me la ritrovo da quando sono nato, e quando sono sul palco, invece di considerarla un ostacolo, cerco di usarla a mio vantaggio. Mi sono reso conto della forza del contrasto tra il mio aspetto e le cose che dico. La cosa più bella che possa capitarmi è sentire il pubblico fare quel meraviglioso verso di stupore/disgusto/shock, prendersi qualche secondo ed infine lasciare spazio alla risata.

> C’è qualcosa nelle tue performances che hai appreso dai Grandi della stand up comedy? C’è qualcuno che ti ispira in maniera particolare nel tuo modo di scrivere o interpretare i tuoi monologhi?

Il primissimo stimolo che mi ha spinto ad interessarmi alla Stand Up Comedy è stato senza dubbio l’avvento di Satiriasi. FINALMENTE comici con argomenti originali parlavano senza preoccuparsi di offendere il pubblico o di piacere a tutti. Dopodiché ho scoperto i comici britannici e americani. I grandi a cui mi ispiro sono molti e non li nominerò tutti altrimenti va a finire che mi dilungo in maniera spropositata. Posso dire che se l’arrivo di Satiriasi è stata la prima svolta, e l’innamoramento per la Stand Up Comedy straniera la seconda, la terza è stata la scoperta dello stile One Liner, partendo dai colossi Rodney Dangerfield, Emo Philips, Mitch Hedberg e Steven Wright per arrivare ai più attuali Jimmy Carr e Anthony Jeselnik.

> Ciao Valerio, presentati nel tuo stile e spiegaci cosa ti rende un vero stand up comedian.

Ciao, sono Valerio Airò, sto andando per i 25 anni e non so fare nulla. Se proprio c’è qualcosa che mi rende un vero stand up comedian è questo. Ho avuto alcuni lavori, ma sono sempre finiti male per pigrizia mia, o incapacità, o totale disorganizzazione nella vita (prima delle non vado a dormire, i lavori in cui bisogna alzarsi presto li escludo a prescindere). Ho anche provato a fare l’attore, ma ho i difetti di pronuncia e non ho voglia di impegnarmi a sistemarmi, oltretutto non riesco ad adattarmi ai gruppi, il che nel teatro è una grave mancanza, quindi anche questo è finito male. So solo salire su un palco, prendere un microfono in mano e fare ridere.

> Una cosa che sembra tornare nei tuoi monologhi è una sorta di cazzeggio sfrenato, senza limiti e senza taboo. Sei così anche nella vita di tutti i giorni o solo quando fai stand up?

Una mia amica una volta mi ha detto questa frase “Valerio, è naturale che tu trovi la tua realizzazione sul palcoscenico, perché nella vita fai schifo”. Quindi sì, sono così anche nella vita. Mi piace molto la cazzata e fare arrabbiare la gente, ma in questo ho una sorta di equilibrio naturale: sono sempre arrivato a tanto così dal prendere botte o dall’essere denunciato, ma l’ho sempre scampata. Diciamo che arrivo al 99% dell’incazzatura.
Semplicemente non capisco perché prendersi sul serio e non capisco molte regole sociali che ci diamo, quindi mi diverte infrangerle. A molta gente troppo seriosa sto sul cazzo.

> Se foste un colore, che colore sareste e perché?

Silvio: Il marrone. È il colore della terra, del fango, della lotta, il risultato di quel che abbiamo mangiato e tra le altre cose è un colore che credo mi stia bene addosso.

Tiziano: Anche per me il marrone. Non mi ci identifico però è il colore delle castagne. Quanto cazzo sono buone le castagne?

Valerio: Ti direi il rosso. Da bambino e adolescente ero un gran tifoso del Piacenza calcio e di Schumacher. Il rosso quindi è diventato il mio colore preferito. Infine Quentin Tarantino è il mio regista preferito e adoro il sangue nei film.

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Presto la parte II delle interviste ai nostri Magnifici 6. Stay tuned!

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