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NE555 | Intervista a Filippo Giuffrè & Francesco Perissi

Sabato 25 febbraio 2017 torna al LOFT Kinodromo il progetto dedicato alla musica elettronica NE555 al suo 3°appuntamento. NE555 è ideato da Serra Yurur e Valerio Maiolo, con la collaborazione di Francesco Giomi, compositore di musica sperimentale, regista del suono e docente di musica elettronica al Conservatorio di Bologna. 

Protagonisti di questa serata due importanti musicisti, Filippo Giuffrè, che ci presenterà il suo secondo disco “Macchie”, e Francesco Perissi, che suonerà brani tratti dal suo ultimo progetto “X6”.

Per conoscere il progetto NE555 | Programma 25 febbraio 2017

Li abbiamo intervistati per voi per conoscerli meglio e iniziamo il nostro viaggio musicale facendo qualche domanda a Francesco Perissi:

> Ti sei sempre interessato di musica elettronica? Quali sono le tue radici musicali?

Le mie radici musicali affondano nella dark wave e si sviluppano nel post metal, scena musicale dove ho militato sino a pochi anni fa come chitarrista e batterista. Il mio amore per la musica elettronica nasce in età adolescenziale. In quel periodo, i favolosi anni a cavallo tra gli anni novanta e gli anni 2000, era in pieno fermento il movimento raver e soprattutto vedeva la luce quella che poi sarà definita Intelligent Dance Music con gli storici artisti editi dall’etichetta Warp.

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Queste sonorità mi hanno stimolato all’acquisto di groove box e sinth che ancora oggi utilizzo! Per quanto riguarda l’integrazione con la musica elettronica ai fini compositivi devo ringraziare i miei studi al conservatorio, che oltre a svelarmi le vere origini delle derive sperimentali nella musica popolare, mi hanno trasmesso voglia di ricerca insaziabile e approcci compositivi visionari.

> Come sei arrivato a ideare il progetto X6? Che tipo di progetto presenterai

Il progetto X6 è il risultato dell’unione dei miei elementi musicali più rappresentativi: l’elettronica e la chitarra elettrica. Mi sono ritrovato, in un momento del mio percorso, ad avere ancora desiderio di esprimermi con questo strumento senza avere più stimoli e non riconoscendomi più in certe sonorità. Per questo ho deciso di utilizzare le tecniche accademiche come la spazializzazione e i filtraggi elettronici, mantenendo l’istintività e la carica espressiva dello strumento con cui sono cresciuto: la chitarra elettrica. Cercando di non dimenticare che oltre alla scelta del mezzo, in musica, si cerca di esprimere concetti, attraverso il progetto X6 ho voluto raccontare le ultime fasi del mio percorso personale. Un certo avvicinamento alle discipline di consapevolezza del sé e visione olistica delle cose.

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> Quando componi i tuoi brani improvvisi al momento o hai in mente sonorità precise?

Entrambe. Nel Senso che utilizzo configurazioni che ho sviluppato in precedenza ricercando ambientazioni sonore specifiche e poi via libera all’istinto. Il mezzo musicale è un qualcosa che mi permette di guardarmi dentro e ascoltare le emozioni del momento, difficile se ci si perde nel pensiero razionale.

> Com’è il rapporto tra la tua musica e la città in cui vivi e come viene generalmente accolta?

Devo dire che negli ultimi anni a Firenze, che è la città in cui vivo attualmente, pullulano eventi a carattere musicale di ricerca. Non starò qui a sindacalizzare se siano o non fedeli a questo appellativo, primo perché ultimamente questo settore è stato investito da vari fenomeni di tendenza, e secondo perché negli anni ho imparato a capire che nell’analisi puntigliosa e ossessiva di ciò che si ascolta e si vede si perde l’occasione di emozionarsi (poi con gli amichetti musicisti post-concerto davanti a una birra si decostruiscono trattati musicali).

Detto questo, mi ritengo fortunato a vivere in una città che possiede realtà culturali in grado di risponderti se chiedi un impianto con 6.1 altoparlanti e soprattutto che è sede del tempio della musica elettronica, il Centro Tempo Reale, per il quale lavoro.

Anche se riconosco che le dinamiche di nepotismo spesso avviliscono l’offerta musicale e lo scarso dialogo tra i vari enti rende difficile la fruizione da parte dell’utente, che si trova in difficoltà, davanti a periodi intensi e periodi vuoti. In questo momento storico impera l’egoismo e non è facile accorgersi che da sempre l’unione fa la forza!

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> Hai studiato all’estero e collaborato molto con musicisti stranieri. Quali sono le differenze sostanziali che hai potuto riscontrare tra il pubblico italiano e quello straniero?

In realtà non ho mai studiato all’estero, ma spero di rimediare il prossimo anno. Ho avuto possibilità di lavorare con artisti esteri e ho visto concerti in terre straniere. In alcuni paesi la cultura musicale è talmente integrata nella società che agli eventi artistici arrivano i curiosi, e non solo addetti ai lavori, questo crea un’aspettativa ed un livello di qualità a volte superiore perché più sono complessi i mezzi più è difficile arrivare ai non praticanti. All’estero, e sto parlando di paesi con realtà musicali elettroniche importanti, hanno una disciplina e una struttura organizzativa superiore all’Italia. Ma noi lo sappiamo: abbiamo il core.

https://www.facebook.com/francescoperissiXO/?ref=bookmarks
https://soundcloud.com/francescoperissixo
https://francescoperissixo.bandcamp.com/releases
https://vimeo.com/178987585

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Ringraziamo Francesco per la sua disponibilità e ora intervistiamo il secondo artistia che sarà presente questa sera a NE555, vi presentiamo Filippo Giuffrè.

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> Quando sei venuto a contatto con la musica elettronica, e perché hai deciso di dedicartici?

Credo che il primo contatto fu a13 anni quando mio zio mi regalò la mia prima chitarra elettrica. Studiavo chitarra classica e quello strumento nuovo mi aprì le orecchie verso nuovi mondi.

Crescendo, ascoltando e vedendo concerti mi sono appassionato sempre di più all’elettronica, al circuit bending, al live electronics e alle possibilità di ampliare i suoni della mia chitarra. Resto sempre affascinato dalle infinite possibilità date dalle macchine e dalla libertà di certa musica.

> C’è qualche artista che ti ha influenzato maggiormente?

Ascolto sempre tanta musica e generi molto diversi, questo mi ha portato a non avere un artista di riferimento ma bensì tanti. La musica spettrale di Murail, Dufourt e Romitelli, il free-jazz di Coleman e Coltrane, l’improvvisazione radicale di Bailey e Parker, il rock di Can e Henry Cow, l’elettronica minimale dei Pansonic e Ikeda, il metal estremo di Slayer e Napalm Death sono solo alcuni dei generi e degli artisti che mi ispirano. Ho avuto la fortuna di suonare con musicisti che mi hanno cambiato profondamente influenzando moltissimo la mia musica: T. Honsinger, B. Philips, R. Ciunfrini, F. Puglisi, E. Marraffa, N. Guazzaloca, D. Fariello e tanti altri. Poi ci sono influenze non strettamente musicali ma che fanno parte del mio immaginario sonoro come i fumetti e i manga.

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> Perché hai intitolato il tuo disco “Macchie”? e di che cosa si tratta esattamente? 

Macchie è il secondo disco del mio progetto solista “Eclectic Guitar Solo” che compie 10 anni. È stato registrato da Andrea Caprara alcuni anni fa, ma vede la luce solo adesso per diversi motivi.

L’idea è sempre stata quella di fare delle improvvisazioni brevi dai 2 agli 8 minuti al massimo, in contrapposizione alla pratica comune di flusso continuo, delle macchie sonore che avessero però una struttura compiuta anche nel breve tempo. Dopo le registrazioni ho parlato del progetto all’artista Vittoria Cafarella che ha subito sposato l’idea del disco creando delle copertine in sintonia con la mia pratica improvvisativa. Macchie sono 9 brani elettro–acustici che rispecchiano momenti diversi di me e del mio modo di pensare e fare musica.

> Dalla Sicilia a Bologna: casualità o necessità? Differenze sostanziali tra queste due realtà. 

Mi sono trasferito ormai nel 2003 per seguire dei cari amici con cui suonavo all’epoca. Le differenze sostanziali che ho trovato dal punto di vista di un musicista sono la mobilità e la possibilità di suonare certe musiche in molti più posti. Spostarsi per una band o un musicista dalla Sicilia è veramente dura e spesso molti musicisti sono confinati sull’isola. Anche i locali dove suonare musiche improvvisate, sperimentali ed elettro-acustiche scarseggiano, anche se negli ultimi anni devo dire che in Sicilia sono nati vari festival e serate dedicate alle musiche non allineate e la scena sta crescendo e cambiando.

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> Che tipo di rapporto c’è tra lo strumento e il genere musicale a cui hai deciso di dedicarti?

La chitarra elettrica è uno strumento elettronico e per me è stato naturale sin da subito sperimentare mondi sonori nuovi attraverso l’utilizzo di macchine. Non ho mai dato troppa importanza al genere di musica che volevo fare con Eclectic Guitar Solo, alla base ci sta l’improvvisazione radicale e un mio personale lavoro sul suono attraverso il live electronics e la preparazione sullo strumento. Tutto questo mi ispira nella creazione di paesaggi sonori immaginari delle volte sereni e delle volte apocalittici.

http://eclecticpolporecords.blogspot.it/
https://www.facebook.com/filippoeclectic
https://soundcloud.com/filippogiuffre

Intervista curata da Sara Filangeri 

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