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TWIN PEAKS – Tutta la prima stagione al Kinodromo > Recensione a cura di Serial K

In attesa della doppia proiezioni di Twin Peaks prima serie per il 4/11 dicembre dalle h15.00 vi lasciamo in compagnia della recensione curata dai nostri partner Serial K  Le serie TV in Radio con cui già l’anno scorso abbiamo avuto il grande piacere di organizzare le maratone di serie TV nelle domeniche fredde bolognesi.

Uno show assolutamente rivoluzionario ed innovativo, anni luce avanti sui tempi e capace di miscelare gli elementi del crime con quelli della soap opera, l’horror con il sentimentalismo più zuccheroso. L’autore di culto David Lynch orchestra una strana e bizzarra detection, ambientata nella splendida natura del profondo midwest americano, che ci costringe a fare i conti con i misteri più reconditi dell’animo umano. Tra violenze efferate, misteri ancestrali e amori adolescenziali, la provincia americana non sarà mai più la stessa. Un successo di pubblico mondiale e un’esperienza tra cinema e televisione che, a distanza di 25 anni, è ancora senza pari.

Durata: 1 Stagione – 8 episodi
Lingua: Inglese (con sottotitoli)
Autori: David Lynch e Mark Frost
Canale: ABC
Anno: 1990
Nazionalità: USA
Link IMDB: http://www.imdb.com

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Chi ha ucciso Laura Palmer?

Se avete più di 35 anni, la domanda dovrebbe risvegliare antichi brividi e costituire molto più che la stringata sinossi di uno dei telefilm (perché all’epoca, le serie, si chiamavano ancora così) più importanti, famosi e discussi di tutti i tempi.

Correva l’anno 1990 e Laura Palmer (interpretata dal Sheryl Lee, l’attrice che è riuscita a renderci tutti un po’ necrofili, risultando molto più bella da morta che da viva) era la protagonista di Twin Peaks, opera in cui David Lynch definì in modo radicale la sua personale visione del mito della provincia americana, iniziato con Velluto Blu e Cuore Selvaggio e proseguito, negli anni, con Fuoco cammina con me e Una Storia Vera.

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Lo show, commissionato e andato in onda per la ABC, era nato dall’idea di fondere assieme gli elementi tipici del crime con le atmosfere e le dinamiche delle soap opera,  e iniziava proprio con il ritrovamento del cadavere della giovane e bionda cheerleader, brutalmente violentata ed assassinata per mano di un misterioso serial killer; le indagini volte al dipanamento del mistero, capitanate dall’agente speciale dell’FBI Dale Cooper (che aveva il volto fresco e pulito di Kyle MacLachlan), erano molto di più che la semplice detection di un omicidio, essendo piuttosto lo strumento attraverso il quale le magagne e gli orrori di una piccola cittadina del midwest, Twin Peaks appunto, venivano finalmente smascherati e fatti affiorare.

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Laura Palmer, infatti, costituiva la metafora vivente (o morta) della provincia Americana: Laura era bella, bionda e brava; faceva abitualmente volontariato agli anziani; era fidanzata con il quarter-back della squadra di football liceale; era la migliore studentessa della scuola, un’ottima amica per tutti e una figlia perfetta. Ma più gli agenti scavano su di lei, in cerca di un movente e di un colpevole per il suo brutale omicidio, più si addentrano in un labirinto oscuro, che svela e lascia intuire l’esistenza di una realtà completamente diversa: droga, sesso violento, amanti brutali, alcool, prostituzione… Dietro la apparente perfezione di Laura si nasconde, infatti, una perversa realtà.

Tutto e tutti, a Twin Peaks, nascondono qualcosa: dalle proprie bizzarre passioni, ai propri vizi; dagli amori clandestini, fino ai propri demoni. Del resto, la cittadina, fin dal nome, denuncia a gran voce la propria duplice natura. Nulla è solo come appare!

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Così, seppur l’estraneo agente Cooper, armato del suo giovanile entusiasmo, non faccia altro che esaltare le bellezze del luogo (gli alberi profumano, le torte sono meravigliose, il caffè è “dannatamente buono”), la cittadina di Twin Peaks, giorno dopo giorno, svela sempre più apertamente tutto l’orrore nascosto dietro le proprie staccionate bianche e i misteri che si celano nei suoi bellissimi boschi, nelle placide acque delle sue cascate e negli animi dei suoi tutt’altro che pacifici abitanti. L’orrore, come la bellezza, è ovunque: dietro ogni veranda, nelle scuole, nei diner, negli alberghi e nelle relazioni umane. Il mito della provincia americana, come lo specchio magico della strega di Biancaneve, era riuscito a deformare talmente tanto la realtà da riuscire a riflettere in immagini incantevoli quelle che, invece, erano manifestazioni di brutalità e abiezione.

Qualcuno ha definito Twin Peaks come “un misto di Peyton Place e di Happy Days, il tutto passato al vetriolo”. Ed era proprio questa l’idea di base di David Lynch e Mark Frost: unire il macabro, l’orrore e il marcio di Velluto Blu con il patinato, il kitsch e il gusto delle trame sotterranee e amorose delle soap opere.

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L’idea del progetto nacque davanti ad un caffè (poteva essere altrimenti?), durante un incontro tra il regista di Velluto Blu e lo sceneggiatore di Hill Street Blues, uno degli show televisivi più influenti e importanti di sempre: “all’improvviso abbiamo avuto l’immagine di un corpo avviluppato nella plastica, gettato sulla sponda di un lago”.

E pensare che i primi contatti tra i due erano stati organizzati dalla Warner, che voleva realizzare un film ispirato a The Goddess, l’autobiografia di Marilyn Monroe (altra morte misteriosa di un mito americano dalle diverse facce e dai molti segreti; pare che Lynch ne fosse molto intrigato, al punto da possedere un pezzo della stoffa del suo celebre calendario che alcuni dicono possa aver ispirato Velluto Blu). Lynch era molto attirato dall’idea di sviluppare una storia a episodi che potesse protrarsi a lungo nel tempo; certamene assai più congeniale al suo modo di raccontare (coralmente, dispersivamente e ossessivamente): “al cinema si può mettere in scena una sinfonia, mentre in televisione ci si deve limitare ad un cigolio; ma il cigolio può durare all’infinito”.

David Lynch si prende tutto il tempo che serve e mette in scena uno show senza precedenti. Una detection costruita senza seguire alcuna regola delle normali indagini poliziesche: l’agente Cooper, più che cercare indizi, discute di filosofia tibetana, cerca di interpretare incubi e sogni e fa tutto quello che non ci si aspetterebbe mai facesse un agente dell’FBI.

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La storia, poi, è costruita come una vera e propria caccia al tesoro, fatta di enigmi da risolvere (“c’è un uomo che dorme in un sacco che ride”), misteri da svelare (basterebbero Bob e la Red Room), formule ambigue (“i gufi non sono quello che sembrano”) e intuizioni magiche che hanno appassionato e tenuto incollati agli schermi milioni di spettatori, intrigati da una caccia all’assassino alla quale potevano partecipare con le stesse risorse e informazioni dei protagonisti (Cooper non fa analisi forensi, la scientifica arriva solo a fine stagione e le prove lo annoiano a morte; mentre è molto più interessato alle apparizioni di giganti notturni, di nani misteriosi, di entità diaboliche). Questa intuizione non solo ha contribuito a fare la fortuna della serie, ma è stata ripresa e copiata da decine di show successivi, di cui “Lost”, probabilmente, costituisce l’esempio più eclatante.

A Twin Peaks personaggi normalissimi convivono assieme ad altri assolutamente folli, in uno zoo umano assolutamente incredibile e bizzarro: nani che parlano all’incontrario, la signora ceppo, ragazzini magici, donne forzute, oltre, naturalmente, a presenze mitiche ed orrorifiche come il misterioso Bob. Tutti questi coesistono al fianco di personaggi talmente normali da assurgere ad archetipi: il bel tenebroso, il marito violento, la sedicenne sensuale, lo sbirro onesto… Twin Peaks sorprese proprio per la sua capacità di rendere ordinario lo straordinario e misterioso il quotidiano.

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Twin Peaks fa paura, e molto, ma fa anche piangere, ridere, emozionare e divertire.

Secondo il critico Michel Chion, lo show di Lynch è riuscito addirittura a riportare in auge il dramma romantico: “fino a poco tempo fa, l’irrazionale aveva I suoi generi cinematografici, dove non c’era tempo né di amare, né di piangere, ma solo di agire contro il male(niente love affairs in Alien, per intenderci). Una volta il romanticismo era tutto allo stesso tempo: l’irrazionale più i sentimenti; le fate e I demoni più i baci. Twin Peaks ha consentito la riunificazione di un tempo e di uno spazio a lungo privati l’uno dell’altro”. Ed è verissimo perché Lynch ha ricongiunto il fantastico e l’orrore, l’ardore emozionale e l’azione; gli amori giovanili e quelli proibiti; il sesso e la morte. Accanto alla ricerca di un feroce serial killer, allo svelamento dei misteri del bosco, alla sopravvivenza dagli attacchi di creature ancestrali e demoniache, c’è tempo per versare lacrime e fare dei gran sospironi.

Twin Peaks non solo ha commosso, divertito, spaventato ed appassionato milioni di spettatori in tutto il mondo, ma è stata l’antesignana, in larghissimo anticipo sui tempi, di un nuovo modo di concepire il prodotto seriale, non più da intendersi come un prodotto usa e getta, di scarsa qualità, dai contenuti superficiali e dai costi ridotti, bensì come un qualcosa capace di bilanciare l’intrattenimento e l’autorialità, la leggerezza e l’approfondimento, e che, grazie alla dilatazione dei suoi tempi narrativi, fosse in grado di offrire un maggior livello di approfondimento e coinvolgimento per gli spettatori. Non solo. L’idea che la serie entrasse nelle case degli americani, nell’intimità dei loro salotti, quando erano più rilassati e indifesi, stuzzicò fortissimamente David Lynch, il quale si è sempre detto intrigato dall’idea di colpire il proprio pubblico proprio quando questo si sentiva più sicuro e al riparo (sul proprio divano di casa, in panciolle tra i propri cari e con una bella birra ghiacciata in mano).

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Nessuno, prima di allora, aveva avuto il coraggio di portare in televisione un progetto così all’avanguardia. Certo, c’era già stato l’Heimat di Reitz, o il Berlin Alexanderplatz di Fassbinder, ma con altri risultati in termini di impatto mediatico e culturale. E, soprattutto, erano prodotti dichiaratamente alti, manifestamente autoriali e con poche concessioni ai gusti del grande pubblico. Twin Peaks, al contrario, è un prodotto leggibile su un’infinità di livelli, il più semplice dei quali poteva divertire e appassionare chiunque.

È anche grazie a prodotti come Twin Peaks se sono venute alla luce serie come X-Files, Lost e The Killing (solo per citarne alcune delle più celebri) e se la serialità televisiva ha potuto innalzarsi a livelli addirittura impensabili solo vent’anni fa. Anche se non fu subito una passeggiata. Questa stramba commistione di televisione, romanzo d’appendice, cinema indipendente, autorialità, soap opera, giallo, noir, metalinguaggio e horror spaventò inizialmente i dirigenti dell’ABC, che, non capendone le potenzialità e la genialità, osteggiarono e interruppero lo show. Addirittura venne svelato il nome dell’assassino a serie ancora in corso, col rischio di disintegrare definitivamente il progetto e col risultato di far arrabbiare a morte David Lynch. L’impatto di una reazione globale unanime e di cori di protesta a livello mondiale, tuttavia, costrinse l’emittente a tornare suoi propri passi e trasmettere comunque gli ultimi episodi.

Lo svelamento dell’whoduneit, tuttavia, aveva smorzato la tensione e il pathos creato nelle prime puntate e l’ABC aggravò il tutto con una programmazione a dir poco discontinua: l’episodio 17, in particolare, venne sostituito senza preavviso dal film Codice Magnum, suscitando cori di proteste e facendo sommergere il centralino di migliaia di telefonate di fan infuriati. Ci fu addirittura chi creò il comitato Citizens Opposing the Offing of Peaks al motto di “all we are saying, is give Peaks a chance” e con tanto di manifestazione di protesta. Sebbene ciò contribuì a far riprendere la normale programmazione, il filo si era ormai spezzato e alla fine della seconda stagione lo show fu cancellato.

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Comunque, tra il 1990 e il 1992 la serie vinse 13 premi: 3 Golden Globes, 2 Emmy Awards (su 18 candidature), 2 Television Critics Association Award, 1 Peabody Award, 1 Artios Award, 1 Broadcasting Press Guild Award, 1 TP de Oro, 1 Telegatto e 1 Aftonbladet TV Prize. La serie, come detto, ebbe un enorme impatto culturale ed alimentò il mercato del merchandising non ufficiale: torte di ciliegie, ciambelle, tazze da caffè, t-shirt, e la tag line “Who killed Laura Palmer” usata più o meno a sproposito per qualsiasi cosa e in qualunque contesto.

La serie appassionò il pubblico di tutto il mondo: dai giapponesi (che organizzavano viaggi per grandi gruppi di fan attirati dall’idea di alloggiare nell’albergo che era stato usato per ricreare il Greath Nothern Hotel e di farsi fotografare avvolti in sacchi di plastica); ai regali inglesi (in particolare, la regina Elisabetta, la quale, si mormora, interruppe addirittura un concerto in suo onore per non perdersi la puntata settimanale con il suo show preferito); anche in Italia la serie divenne un caso di costume, al punto che la morte di Laura Palmerveniva spesso accostata e usata per riportare notizie di cronaca nera avvenuti in piccole località di provincia.

Sono mille e una le leggende che ammantano l’allure di Twin Peaks: attori scomparsi, scene mai girate, incidenti folli, il diner (quello vero) preso d’assalto dai fan alla ricerca della torta alle ciliegie, i copioni resi noti solo il giorno prima agli attori per evitare leaking di notizie..

E poi ancora la più famosa di tutte: lo spaventoso demone BOB (Frank Silva) altri non era che un tappezziere di scena che spostando un baule nel salotto dei Palmer venne visto da Lynch che si spaventò al punto da modificare tutta la sceneggiatura per farla girare su BOB! Per non parlare della musica. Anche questa ha vinto ogni possibile premio immaginabile, grazie all’ottimo lavoro di Angelo Badalamenti e alla voce di Julee Cruise, contribuendo a rendere Twin Peaks quell’oggetto magico e misterioso che ancora ammalia dopo 25 anni dalla sua trasmissione.

Recensione a cura di

Serial K  Le serie TV in Radio, l’unica trasmissione radiofonica in Italia interamente dedicata alle Serie Tv e alla loro musica, presentata da Tommaso Gavioli, Giulio Muratori, Bebe Solazzi, Dodi Germano ed Eugenia Fattori.  Nata nel 2014 in una piccola webradio di Ferrara (Radio Strike), dal settembre 2015 va in onda in diretta FM e streaming ogni lunedì dalle 20,00 alle 21,00 su Radio Città del Capo, storica radio bolognese, punto di riferimento delle frequenze culturali di tutta Italia da decenni e parte del Network di Radio Popolare. La terza stagione del programma ricomincerà il 3 ottobre 2016, sempre nello stesso slot di palinsesto.

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La trasmissione, della durata di un’ora, affronta con uno stile completamente nuovo la critica televisiva, mescolando analisi serie, una buona dose di ironia, molta attualità, humour e trivialità e soprattutto tanta musica proveniente direttamente dai titoli affrontati nel corso della serata.

Ogni puntata ha un tema che fa da punto di riferimento per la scelta delle serie di cui parlare, normalmente una decina per episodio, suddivise nelle tante rubriche della trasmissione che le posizionano tra le novità, tra le rarità, tra quelle da salvare solo nel proprio intimo televisivo oppure quelle da evitare con forza, passando per un omaggio all’attrice bravissima o all’attore “poverone” della settimana, ovvero coloro che non verranno ricordati certo per le loro doti artistiche.

Con uno storico di oltre 50 puntate, abbiamo recensito più di 500 serie, in un percorso tra il vintage, il presente e il futuro ricco di critiche, approfondimenti, curiosità, politica, musica direttamente dalle nostre serie preferite (spesso eseguite live in studio) e tanta improvvisazione.

Un progetto sperimentale unico in Italia, dove normalmente si trovano rubriche all’interno di trasmissioni radiofoniche, che ha raccolto molti consensi anche perché realizzato attraverso un mezzo, la radio, assolutamente poco consono alla trattazione del mondo seriale, oggi diffuso e analizzato in prevalenza sul web. Un progetto innovativo che è molto piaciuto anche ad altre realtà importanti di questo panorama che hanno deciso di divenire nostri partner: da una delle più importanti community per sottotitoli in Italia (Subspedia.tv) a realtà della critica televisiva come Seriangolo.it per arrivare fino a Kinodromo, uno dei leader italiani nella promozione del cinema d’essai, in collaborazione con i quali abbiamo realizzato, dal 21 Gennaio al 20 Marzo 2016, il primo Festival italiano di Binge Watching, Festivi e Seriali: 6 appuntamenti in cui è stato possibile vedere al cinema 6 serie complete di tutti gli episodi.

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