X

Life is Sacred > Recensione di Riad Guesmi

Recensione di Riad Guesmi di Comunicattive 

<< Il mio sogno è che mia nonna muoia in un paese finalmente in pace>>
Katherine Miranda, Bogotà, 2010.

“Life is sacred” o meglio, “la vida es sagrada” è lo slogan con cui Antanas Mockus, docente di Filosofia e Matematica, già sindaco di Bogotà, tenta di mobilitare la società civile colombiana durante la campagna elettorale per le presidenziali del 2010. Il docu-film del regista danese Andreas Dalsgaard, molto interessato alle dinamiche dei mutamenti sociali e culturali, racconta, senza celare il suo idealismo, la parabola politica e culturale del “Partido Verde” di Mockus, impegnato in una campagna elettorale e di mobilitazione per la pace.
A raccontare tutto, Katherine Miranda, giovane attivista del Partito Verde al fianco di Antanas Mockus, idealista nelle sua visione di una Colombia migliore quanto tenace e pragmatica nel continuare la sua attività politica anche dopo la sconfitta del suo leader.

Come quasi tutti i paesi del Sud America, anche la Colombia ha una genesi storica a metà, incastrata tra i rivoluzionarismi di matrice Bòlivariana e l’ingerenza statunitense nel c.d. “Giardino di Casa”. Il paese andino è soprattutto noto alla comunità internazionale per essere uno dei principali paesi esportatori di pasta di foglie di coca, e per la presenza di una guerriglia armata che controlla parte del paese: Le Farc. Senza entrare nei meriti politici della questione, risulta chiaro quanto questi due elementi rappresentino i cardini di una società afflitta dal terrore, de facto in guerra civile da più di 50 anni.

In questo contesto di paura, irrompe il messaggio di speranza di Antanas Mockus, estremamente simbolista, sermonico, e volutamente pedagogico, che contrasta con il look barbuto e con la felpa verde simbolo del suo partito. La retorica è quella tipica dell’antipolitica anti-establishment, infarcita si di una buona dose di populismo, ma che si distanzia dai modelli sudamericani di Peròn o Chavez. Mockus e il popolo verde o onda verde (già sentito!?) si avvalgono delle modalità di “campaigning contemporanee”, volte a bypassare i media tradizionali, reputati troppo vicini alla compagine governativa del presidente uscente Uribe e a favore del suo candidato Santos.
Così facendo, Il leader del Partido Verde e i suoi volontari, riescono a mobilitare politicamente anche una parte di quella popolazione storicamente “immobile”, totalmente tagliata fuori dal dibattito pubblico e che rappresenta, in realtà, il bacino elettorale ideale del candidato a lui opposto, proprio perché dislocate in zone ad “alto rischio sociale” e militare. Ma a questo punto la domanda vera è: può una sola campagna politica incidere talmente tanto sulla cultura e sul clima d’opinione di un paese da reindirizzarne l’orizzonte politico?

Osservando l’atrofia politica che colpisce buona parte della società civile europea, e in particolar modo le generazioni più giovani, la risposta parrebbe scontata. Ma se si punta lo sguardo verso altre zone del mondo, e in particolar modo verso quei paesi che derivano da una storia post-coloniale, e che demograficamente hanno una composizione più giovane (Sud-America e Nord-Africa), allora la risposta cambia. Chiaramente, servono dei presupposti forti, una condivisione piena di una visione delle cose, affinché una propulsione politica possa effettivamente determinare le azione dei decision makers e rappresentare una cesura storica saliente, ma è forse questa la lezione più importante che si può imparare da “Life is Sacred”, insieme si può agire.

Tags: