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Oltrekinodromo, viaggio attraverso i cineforum indipendenti: 1# Humareels

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Testo e foto di Sara Fabbiani

Il cineforum Humareels è nato dall’unione di due collettivi: B Mamo Tales e Spoon Tea Production, due giovani realtà accomunate dalla grande passione per il cinema con l’idea di proporre opere cinematografiche indipendenti, inedite e territoriali. Ma Humareels non è un cineforum come tutti gli altri, poiché oltre a mostrare film, crea serate in cui l’indipendente diventa davvero l’ingrediente principale, non solo per il cinema, ma anche per l’arte, la fotografia, la musica.

Infatti durante il cineforum la mostra, il concerto e il dibattito diventano elementi basilari per lo sviluppo dell’intera serata; una ricca cornice che racchiude al suo interno persone, incontri, spunti. Humareels organizza cineforum dalla primavera del 2014 in vari luoghi della città: dal terzo piano occupato di via Irnerio, passando per l’anfiteatro di via Fiippo Re, approdando da un mese come ospite dell’Arteria, nel cuore del centro storico di Bologna.

Conosco Fabrizio, uno dei fondatori di Humareels e chiacchieriamo per una buona mezz’ora fuori dall’Arteria, lontano dai rumori della sala. Mi racconta soddisfatto le idee che stanno alla base del collettivo, le intenzioni presenti e i loro obbiettivi futuri: “La finalità è creare una rete di persone con intenti e interessi comuni, che abbia voglia e passione di far nascere progetti collettivi, di essere attiva sul territorio bolognese e di diventare un buon punto di riferimento per giovani cineasti e appassionati di cinema. La cadenza del cineforum è settimanale– continua, senza rivelare i futuri appuntamenti- e se ci seguite sulla pagina facebook del collettivo potrete rimanere aggiornati sulle nostre prossime serate”.
Il mio suggerimento, per chiunque fosse incuriosito, è di accantonare la timidezza: le serate sono intime, ospitali e anche se si è da soli, si ha la possibilità di incontrare qualcuno con cui parlare o che addirittura già si conosce.

La sala sembra una moderna caverna sotterranea piuttosto accogliente, pareti di sasso, luci calde, soffuse e atmosfera raccolta, uno di quei posti in cui non mi sento in imbarazzo, nemmeno se sono sola.
Prima che il film inizi, il bar in fondo alla sala è un po’ affollato: birre sul bancone, divanetti gialli, qualche posto ancora da occupare e alcuni visi conosciuti, amici, studenti e conoscenti. Mi siedo non troppo lontano dallo schermo e la serata inizia con una breve presentazione del film, poi le luci si spengono. Titoli di testa.

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Il film è “Quanti siamo, quelli che siamo” di Enza Negroni, nato grazie a un laboratorio di scrittura cinematografica al quale hanno partecipato giovani supporters del Bologna calcio. Non un semplice film sugli Ultras bolognesi ma un film degli Ultras in quanto è stato scritto e recitato dai ragazzi della curva Andrea Costa. Una pellicola piacevole, anche per chi di calcio non ne sa proprio nulla. Un racconto personale che segue le vicende di questi giovani ragazzi, innamorati del calcio, del Bologna e di tutto quello che vi gravita attorno. Un’autorappresentazione reale, ironica, dove il calcio più che una passione, si svela come una vera fede: lo stadio alla domenica, i rituali preparatori della sera prima, le bevute serali, i cori, le coreografie, gli striscioni.

Timidi applausi finali, le luci si riaccendono e Sebastiano, un altro membro del collettivo, presenta Enza Negroni. La regista spiega che il film proviene da un percorso molto particolare: “L’idea è stata di creare un mediometraggio prodotto direttamente da chi questa realtà la vive quotidianamente”. E questo è ben visibile, un valore aggiunto del film che non si può certo tralasciare. La distribuzione, invece, è avvenuta tramite videocassetta non solo durante le partite, dove venivano allestiti dei banchetti per la vendita del film, ma è stato anche venduto insieme alla rivista il Megafono, veicolato su Lepida Tv e più volte mostrato all’interno dei pullman durante i viaggi di trasferta. “È stato visto da chi lo voleva vedere”, spiega la Negroni, diventando un piccolo culto non solo nel mondo del calcio. Si tratta di un film capace di mostrare sentimenti e valori importanti, in primis amicizia, amore e solidarietà.

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Il dibattito prosegue aggiungendo qualche curiosità sulla realizzazione del film, mentre la musica fa da sottofondo. Le persone all’interno dell’Arteria iniziano a vociferare e contemporaneamente si illuminano i quadri appesi alle grezze pareti di sasso. Un piccolo gruppo di ragazze si avvicina all’esposizione Donne tra materia e spirito. E’ questo il titolo della mostra di Valeria Lacorte, una giovane artista che raffigura in un morbido tratto in bianco e nero volti e corpi di donne dai lunghissimi colli e dagli occhi grandi. “Donne regali che emanano energia, tessono la realtà come un’immensa partitura che muove dall’interno del corpo”, come suggerisce la curatrice della mostra Giudi Green. 

La sala della proiezione si svuota lentamente, c’è chi rimane seduto sui divanetti, chi davanti alla mostra, chi se ne va nell’altra sala ad ascoltare il concerto che è appena iniziato. Per me, che la serata è finita, non restano che i saluti ai ragazzi di Humareels e alla regista. Un arrivederci alla prossima serata, sulle note del brano “The Lonley Boy” dei Black Keys che mi accompagna verso l’uscita.

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