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Gianluca Arcopinto

Un importante distributore italiano mi disse: quando grandina, è meglio stare in casa aspettando che passi, piuttosto che uscire. Ecco, io ho fatto mia quella frase e sono stato in casa per troppo tempo. Adesso ho deciso che, anche se il tempo non accenna a migliorare e la grandine si è fatta più fitta, io voglio uscire, cazzo, e farmi male con quella grandine, che ferendo il mio corpo, lo fa sentire vivo. Bisogna sfidare la grandine e lottare ancora per un cinema non omologato, non allineato, non rassegnato. Io sono pronto ancora una volta a subire delusioni e sconfitte, per inseguire e conquistare delle piccole occasioni di espressione e di visione, come una vera guerriglia. Con il solito disordine, con la solita apparente approssimazione, con la solita infinita passione, anche civile.

Gianluca Arcopinto

Gianluca Arcopinto (1959) è riconosciuto – soprattutto dai giovani filmmaker – come uno dei più coraggiosi produttori indipendenti del cinema italiano. Durante la sua intensa carriera ha prodotto, organizzato, distribuito oltre cento film: unico in Italia a distinguersi nella produzione di opere prime in maniera sistematica. Produttore dell’anno 2010 FICE, ha vinto come miglior produttore il Globo d’oro nel 2008 (Sonetaula di Salvatore Mereu) e la Sacher d’oro nel 1997 (Il caricatore di Cappuccio-Gaudioso-Nunziata); ha avuto una menzione ai Nastri d’Argento 1999 per l’attività di produzione di cortometraggi; è stato candidato una volta al David di Donatello e cinque volte al Nastro d’Argento come miglior produttore.

Dopo aver conseguito la laurea in letteratura Italiana, si diploma in Organizzazione della Produzione presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Dal 1985 al 1988 è Consigliere di Amministrazione del Centro Sperimentale di Cinematografia e membro della Commissione Didattico-Culturale negli anni 1993-1994.

Fonda nel 1998 la Pablo Film, una delle case di produzione più rilevanti nel panorama italiano del giovane cinema indipendente. Il primo film distribuito è Ospiti (1998) di M. Garrone, seguito da Un amore (1999) di G.M. Tavarelli e I nostri anni (2000) di D. Gaglianone. Si cimenta saltuariamente anche come attore, interpretando piccoli ruoli in alcuni film italiani di successo (Ecco fatto, 1998, di G. Muccino e La parola amore esiste, 1998, di M. Calopresti).

Esordisce alla regia con il documentario Nichi, ritratto di Nichi Vendola, presidente della regione Puglia a cui seguono Bambini e Angeli Distratti docufiction ispirato al testo teatrale Canto per Fallujah di Francesco Niccolini. Inoltre è autore di libri e articoli di politica cinematografica su varie riviste e cura un blog su ilfattoquotidiano.it.

Il suo cinema è un cinema “autonomo” più che indipendente.  Egli stesso si definisce un produttore autonomo in quanto responsabile del prodotto dall’inizio alla fine, indipendentemente dalla forze coinvolte. Quando Arcopinto decide di fare un film tenta di farlo in tutti i modi, difendendo con tutti i mezzi l’autore e l’opera. In questo arduo mestiere, sceglie con orgoglio di stare ai margini. Lo dimostra il fatto che pur avendo prodotto più di sessanta lungometraggi, tra cui una trentina di esordi, non ha mai voluto lavorare con le società cinematografiche di Silvio Berlusconi, quando era ancora presidente del Consiglio. Spesso ha mandato via dal suo ufficio persone che gli proponevano finanziamenti apparentemente facili, frutto di conoscenze e tangenti e questo perché, come egli stesso sostiene: “in fondo quello che mi interessa è guardarmi allo specchio e riuscire a sostenere il mio sguardo”.

Chiara Seghetto

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