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Doll, The Fatso & Me (Puppe, Iche Und Der Dicke) di Felix Stienz (Ger,2012)

Prendete un nano… No! Non stiamo parlando del signore degli anelli. Quindi: prendete un nano di lingua tedesca e una affascinante ragazza cieca, di lingua francese. Sembra già strano abbastanza? Ebbene, metteteci un ciccione muto dal cuore tenero. Ficcate tutti quanti in una vecchia Volvo, in viaggio da Parigi a Berlino e avrete tutti gli ingredienti di prima scelta per scrivere la vostra commedia ad equivoci.

C’è chi crede che far piangere con una storia sia difficile. Considerate soltanto che se in una sala buia nessuno piange, nessuno se ne accorge. Ma se nella stessa sala, di fronte a un film comico, nessuno ride, allora la situazione diventa imbarazzante.

In un mondo violentato da delitti e delinquenti su scala internazionale, far ridere, volontariamente s’intende (non come certi nostri rappresentanti), è un atto di coraggio. Questa è la prima ragione per cui questo lungometraggio, merita una menzione.

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Due. Questa commedia su ruote tedesca è stata prodotta da OneTwo Film, una casa di produzione con base a Berlino: tre giovanissimi producer, Sol Bondy, classe 1979, Jamila Wensk, classe 1975, e Christoph Lang, classe 1978, e un regista, Felix Steinz, di appena 30 anni, autodidatta, alla sua prima prova con un lungometraggio, che come i protagonisti del film, sono partiti per un viaggio con una meta ideale. E il film, in Germania esce nelle sale (Distribuzione: DREI FREUNDE), vince i festival, ed è in concorso al Deutscher Filmpreis 2013 (il corrispondente crucco degli Oscar) e alla Berlinale. Senza umorismo rutto e scoreggia, né close up su scollature carnivore.

Questo, almeno per il sottoscritto, ridà un senso al termine “giovane autore esordiente”. Noi che in Italia siamo abituati a vedere arrivare alla ribalta, fregiati di questo titolo, certi signori arzilli ma francamente poco giovani.

La terza menzione si potrebbe dare per la qualità della fotografia (alta), le performance degli attori (convincenti), la complessità dell’intreccio narrativo… ma la cosa che sorprende di più è la facoltà che ha questo film di trattare svariate declinazioni sul tema della diversità, da quella fisica, a quella sessuale, praticando un’allegra effrazione di quei codici morali che spesso ci imprigionano in una rosa di eufemismi, quando siamo faccia a faccia con questo tema.

Per cui, qui, abbiamo qualcosa di leggero da sgranocchiare al Kinodromo, ma con un bel po’ di anima.

Una curiosità: nel ruolo di Eva, amica della protagonista, Nadia Kibout, bellissima attrice franco-algerina, prestata al cinema indipendente italiano (Per Sofia, Balletto di guerra, Il mercante di stoffe).

El Manzo

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