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Appunti per un novissimo cinema

Non poteva esserci occasione migliore della festa di autofinanziamento del Kinodromo per assistere alla live performance di Fedra Boscaro e Tommaso Arosio, parte del progetto “appunti per un novissimo bestiario”.

Entrambi i progetti sono infatti legati al concetto di proiezione. Nel caso del Kinodromo si tratta di una proiezione filmica, che utilizza il tradizionale schermo cinematografico in modo inedito, mentre nel caso del duo artistico la proiezione veicola immagini che rappresentano concetti tradizionali (e il loro stravolgimento) su uno schermo inedito: il corpo di una donna.

Anche in quest’ultimo caso lo schermo sembrerebbe essere uno spazio neutro, Fedra Boscaro rimane immobile sul palco per tutta la durata della performance, stando semplicemente ferma in piedi con indosso un vestito attillato bianco. Tuttavia le immagini proiettate su di lei prendono letteralmente corpo, proponendo sequenze di suggestioni e citazioni che conducono lo spettatore lungo un percorso sempre più articolato.

Velleità da ragazzina, scegliere l’abito migliore per uscire di casa, quello che esalta la linea, le forme, i colori del volto: i vestiti proiettati sfilano sul corpo di Fedra a tempo di musica. Facile il parallelo con i giochi da bambine, non si fa in tempo a pensarlo che la proiezione cambia e abbiamo davanti agli occhi il corpo plastificato di una Barbie. Il confine tra gioco della moda e riflessione culturale è già stato oltrepassato, ma – per fortuna – anche l’analogia con l’ormai logoro concetto del corpo femminile come oggetto non dura a lungo. La Barbie infatti viene sommersa da un bagno di sangue in cui parti del corpo si sovrappongono fra loro lasciando spazio a una visione degli organi interni. La percezione cambia e il corpo diventa una sorta di manichino da laboratorio di scienze, mentre una voce da documentario ci spiega la complessità del sistema circolatorio dell’essere umano. Solo il collegamento con l’apparato riproduttivo riporta in vita il corpo-schermo di Fedra , che si rigenera reimpadronendosi di se stessa, in un crescendo di stimoli sonori e visivi che chiude la performance del duo.

A proiettore spento, l’azione visuale della performance continua poi ad agire sul suo processo di interpretazione: è indubbio che le immagini proiettate avrebbero avuto un effetto diverso se fossero state proiettate in una sala cinematografica invece che su un corpo, ma non è solo l’effetto scenico dell’insolito utilizzo del video mapping a catturare l’interesse del pubblico. Il cuore della performance è il continuo rimando di significato tra contenitore e contenuto, che è il vero motore della riflessione suggerita da Fedra Boscaro sul corpo femminile.

D’altra parte, è banale constatare come lo schermo giochi un ruolo fondamentale nella fruizione dell’opera audiovisiva. E non è certo una novità dire che il supporto, e più in generale il contesto in cui si guarda un video, partecipano alla percezione e alla costruzione del senso dell’opera.

Eppure, parlando del progetto Kinodromo, sono in molti a chiederci che senso abbia gestire uno schermo cinematografico oggi. Dalla domanda sembra che la pluralità di supporti che ci offre la convergenza culturale abbia abituato la gente a non fare caso alle condizioni di fruizione di un’opera video. Ma l’indifferenza è solo apparente, e anche quelli che sostengono di godere appieno della visione di un film sui loro ipad convengono poi sul fatto che esista un certo tipo di film, come ad esempio un film di fantascienza, che “va visto al cinema”.

Ebbene, anche noi pensiamo che ci siano certi tipi di film che vanno visti al cinema. Solo che la fantascienza non c’entra, o c’entra poco. C’entra invece il concetto di condivisione di un’esperienza non replicabile perché costruita intorno a pellicole inedite, rare, originali, introvabili. Film che vanno visti al cinema perché la loro condivisione contestuale è parte integrante dell’opera, dal momento che per loro natura stimolano domande, riflessioni, e – speriamo – ulteriori proposte.

Insomma, un po’ come Fedra e Tommaso anche noi crediamo che contenitore e contenuto siano legati a doppio filo, e che snaturare l’uno significhi snaturare l’altro.

Per questo motivo, non poteva esserci perfomance più indicata per l’avvio del progetto Kinodromo.

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